Sito istituzionale dell'Ordine e della Fondazione degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Firenze

Ruc Firenze, dubbi e proposte dei professionisti:

Ruc Firenze, dubbi e proposte dei professionisti: “Piano timido
su riqualificazioni, serve più coraggio nel pensare la città di domani”

 

Presentate le osservazioni degli Ordini e dei Collegi delle professioni tecniche al Regolamento
urbanistico di Palazzo Vecchio. Aumentare le possibilità per il riuso, rivedere le regole della
perequazione, una maggiore qualità progettuale per l'architettura, le infrastrutture
e il verde urbano: sono solo alcune delle proposte avanzate dai tecnici

 

 

Firenze, lunedì 14 luglio 2014 – Un Regolamento urbanistico “con il freno a mano tirato” sul riuso. “Timido” nel ripensare il futuro del tessuto urbano esistente e poco coraggioso nell'immaginare la città contemporanea di domani.

Si possono riassumere così le osservazioni al Regolamento urbanistico del Comune di Firenze presentate dalla Consulta interprofessionale della provincia di Firenze che riunisce gli Ordini e i Collegi delle professioni tecniche rappresentati durante l'incontro odierno con la stampa da Alessandro Jaff, presidente dell'Ordine degli architetti, Lorenzo De Luca, consigliere dell'Ordine degli agronomi e forestali, Bruno Ulivi, consigliere del Collegio dei geometri, Marco Pasquini, presidente del Collegio dei periti industriali, Pierfrancesco Cavicchioni, consigliere del Collegio dei periti agrari, Piero Caliterna, consigliere dell'Ordine degli ingegneri e Luciano Lazzeri, consigliere dell'Ordine dei geologi.

Certo, non mancano gli aspetti positivi nel piano. I professionisti ne condividono le linee generali, a partire dall'impegno a contenere il consumo di suolo, a sviluppare le reti ecologiche e a semplificare l'apparato normativo. Senza contare l'attenzione alla sicurezza idrogeologica e sismica del patrimonio edilizio e delle infrastrutture. Ma le criticità rilevate sono molte.

Partendo dalla disciplina ordinaria, il Ruc si basa su una visione di città le cui principali trasformazioni riguarderanno gli interventi di riqualificazione e rigenerazione urbana sul patrimonio edilizio esistente. “Paradossalmente però – rilevano i professionisti – il piano prevede una vera e propria stretta sulle possibilità di intervento e tende a sottoporre a restauro e risanamento conservativo anche immobili privi di significativo valore architettonico o testimoniale”. Un punto da rivedere, secondo i professionisti, e da cui consegue una “cristallizzazione” dell'attuale immagine urbana che mette in luce “una sorta di timidezza del piano nell'affrontare il tema della riqualificazione del patrimonio edilizio recente e della ricerca di una migliore qualità architettonica della città contemporanea attraverso un approccio di 'conservazione attiva'”. Questa limitazione, secondo la Consulta, rende di fatto impossibile la riqualificazione e l'ottimizzazione architettonica, energetica e sismica degli edifici in gran parte della città. Senza contare i rischi di contenziosi che un'interpretazione eccessivamente ampia della nozione di restauro e di risanamento conservativo potrebbe comportare.

Altra criticità la disciplina dei cosiddetti edifici incongrui, per i quali sono previste solo contenute possibilità di trasformazione (con il nuovo Ruc si impediscono diverse collocazioni e sagome a seguito di interventi di demolizione e ricostruzione; si limitano le destinazioni d'uso) che secondo i professionisti mettono un freno alle possibilità di riuso di tali volumetrie.

Per i professionisti andrebbero rivisti gli obblighi ed extraoneri sul riuso introdotti sugli interventi sul patrimonio edilizio esistente, destinati a gravare pesantemente sulla fattibilità economica degli interventi. Inoltre, la necessità di reperire parcheggi o di monetizzarli ben oltre a quanto già previsto dalle normative nazionali in vigore, anche in caso di cambi di destinazione d'uso e frazionamenti, secondo i professionisti sarà “un ulteriore stimolo alla trasformazione non auspicabile di negozi o fondi artigianali in garage, che impoverirà la struttura urbana con ricadute sulla vivibilità dei quartieri”.

Da riconsiderare l'introduzione del taglio minimo degli alloggi in caso di frazionamento delle unità immobiliari esistenti su tutto il territorio comunale (50 mq lordi, corrispondenti all'incirca alla superficie minima di 40 mq netti attualmente in vigore con riguardo al solo centro storico). Una misura che appare “anacronistica di fronte a un mercato oggi rivolto prevalentemente a soddisfare le esigenze di nuclei familiari monocomponente”. I professionisti chiedono che venga mantenuto il parametro della superficie netta, che tiene conto dell'effettiva superficie vivibile di un alloggio. E non mancano i dubbi sull'adozione della definizione di “superficie utile lorda”.

Sul fronte trasformazioni, i professionisti chiedono che queste siano inserite in un disegno strategico più ampio che garantisca una ricaduta positiva sulla qualità della vita dei cittadini, sull'accessibilità e sull'architettura della città pubblica. I rappresentanti della Consulta auspicano pertanto che siano introdotte indicazioni per una maggior qualità progettuale e che vi sia un più ampio ricorso al concorso internazionale di progettazione, ritenuto uno strumento di ricerca di una migliore qualità architettonica, per ripensare il futuro del patrimonio immobiliare di proprietà pubblica e di parti importanti della città.

Riguardo alla realizzazione delle tramvie i professionisti si augurano che il piano le consideri non solo un'infrastruttura di trasporto ma un vero e proprio progetto lineare di paesaggio urbano che metta in connessione le varie parti di città in modo coerente alla struttura in cui si inseriscono, un'occasione unica di riqualificazione urbana che deve tenere in massima considerazione il progetto degli spazi di relazione, del verde e dell'arredo urbano, l'accessibilità e la permeabilità pedonale e ciclabile per stabilire una relazione simbiotica con i quartieri e con il tessuto in cui si inseriscono.

Per quanto riguarda il principio della perequazione (il trasferimento dei volumi), i professionisti propongono maggiori elementi di flessibilità e premialità. “Il Ruc – dicono – dovrebbe consentire per le aree di trasformazione l'atterraggio e il decollo anche parziali rispetto ai dimensionamenti indicati e prevedere l'aumento dei premi sulla superficie a trasferimento senza penalizzare i cambi di destinazione d'uso”. Di grande importanza anche la regolamentazione dei crediti edilizi, affinchè siano consentiti gli interventi di demolizione degli edifici incongrui e di costruzione sui terreni di atterraggio in forma differita, “e al fine – aggiungono i tecnici – di garantire la corretta gestione di crediti edificatori eccedenti che si possono creare quando, in un comparto discontinuo, le superfici da demolire superano le capacità di reimpiego nell'area di atterraggio”.

Osservazioni specifiche riguardano il parco delle Cascine, in cui il valore del verde di nuovo impianto, secondo i tecnici, “dovrebbe essere misurato non con numeri e altezze degli alberi da piantare, ma con veri e propri progetti che rendano efficaci gli interventi a distanza di anni”.

Per quanto riguarda il territorio rurale, secondo gli esperti, nel momento in cui l'amministrazione comunale stabilisce la destinazione agricola di un terreno, “il Ruc dovrebbe garantire la dotazione di annessi agricoli, indispensabili per consentire all'agricoltura di essere praticata”.

leggi il documento integrale

NOVEMBRE 2017
  • L
  • M
  • M
  • G
  • V
  • S
  • D
  • 20
  • 21
  • 22
  • 23
  • 24
  • 25
  • 26