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“Chiamata alle arti” contro il terrorismo

Ordine degli Architetti e Dipartimento di Architettura escono dall'iniziativa

Pur condividendo lo spirito e la necessità che hanno motivato la “call for arts”
promossa dal Comune, “l’assenza di confronto in merito ai contenuti del bando
non ci permette di aderire al prosieguo dell’iniziativa”.
La presidente Biancalani: “Ci auspicavamo che questa potesse diventare una concreta
opportunità per mettere a punto studi sull’arredo urbano utili alla sicurezza
ma anche mirati a risolvere criticità dello spazio cittadino”

 

Firenze, 26 settembre 2017 – L’Ordine degli Architetti di Firenze, unitamente al Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, pur condividendo lo spirito e la necessità che hanno motivato la “call for arts” promossa dal Comune per trovare idee per dispositivi di protezione della città dal terrorismo, prendono atto che il rispettivo coinvolgimento non sia andato oltre la comunicazione iniziale del documento e decidono di uscire dall’iniziativa.

L’assenza di confronto in merito ai contenuti del bando, e la relativa formulazione, non ci permette di aderire al prosieguo dell’iniziativa. Le criticità che rileviamo, e su cui non è stato possibile un confronto, riguardano la necessaria suddivisione fra una tematica progettuale, che suggerisce un preliminare confronto multidisciplinare, e la condizione di emergenza che l’amministrazione ha già correttamente eseguito con tempismo, aderendo a una contingenza non rinviabile”, viene spiegato.

Per noi – continuano Ordine degli Architetti e Dipartimento di Architettura – la forma scelta della “chiamata alle arti”, sebbene non sia un metodo previsto dal legislatore in tema di prestazione di servizi, si configura comunque come una prestazione intellettuale alla quale, nel caso specifico, non viene corrisposto alcun riconoscimento; né viene menzionata alcuna forma di tutela del diritto di autore e proprietà intellettuale dei progetti selezionati e non selezionati, come se si volesse passare il messaggio che alle idee, e al lavoro progettuale, non si debba riconoscere alcun valore. Per questi motivi, che per noi assumono anche la forma di principi etici e professionali irrinunciabili, non ci sentiamo direttamente investiti nell’iniziativa e nei suoi esiti, pur augurando all’amministrazione comunale un buon esito dell’iniziativa.

“Ci auspicavamo che questa occasione potesse diventare un primo passo per poter parlare di Architettura con il Comune di Firenze – spiega la presidente dell’Ordine degli Architetti di Firenze Serena Biancalani – diventando una concreta opportunità per mettere a punto studi sull’arredo urbano utili alla sicurezza ma anche mirati a risolvere criticità dello spazio cittadino, nel rispetto dell’identità storico-culturale ma anche civica e sociale della città di Firenze”.

“Trasformare un problema emergenziale nell’opportunità di affrontare lo studio dell’arredo urbano – aggiunge – avrebbe potuto candidare la città di Firenze alla promozione di un progetto pilota per le città d’arte o fortemente connotate sotto il profilo storico”.

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