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Lettera di risposta alle proposte di erigere cancellate a difesa di spazi pubblici

Lettera al Corriere Fiorentino

Il Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Firenze ha scritto una lettera al Corriere Fiorentino, in risposta ai precedenti articoli usciti sullo stesso giornale riguardo le proposte di erigere cancellate a difesa di spazi come i sagrati, per metterli al riparo dal degrado e dagli effetti negativi della movida.

 

Si riporta qui sotto il testo della lettera pubblicata dal Corriere Fiorentino:

 

Gentile direttore,

abbiamo seguito con interesse gli articoli usciti riguardo alle proposte di erigere cancellate a difesa di spazi come i sagrati, per metterli al riparo dal degrado e dagli effetti negativi della movida cittadina. Solitamente si eleva una recinzione per proteggere un luogo o per rimarcare una proprietà privata: la cancellata è quindi simbolo evidente della presenza di un pericolo o di esclusione di chi non ha il diritto di fruire di uno spazio. Che effetto può fare, dunque, una città che vede chiudere i suoi luoghi pubblici dietro delle barriere? Quello di innescare negli abitanti e nei visitatori un senso di privazione e insicurezza. “Una città ben governata è una città senza paura”, è il messaggio che si legge negli affreschi trecenteschi dell’Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo che si possono ammirare nel Palazzo Pubblico di Siena. Tra i grandi capoluoghi italiani, Firenze è sempre stata percepita come una città piuttosto sicura, tanto di giorno quanto di notte: forse per l’apertura culturale che l’ha sempre contraddistinta, o forse per i grandi loggiati pubblici che accoglievano in spazi protetti le persone, basti pensare alla Loggia dei Lanzi, al loggiato degli Uffizi o a quelli di piazza Santissima Annunziata. Non c’è bisogno di barricate per proteggere i luoghi pubblici, perché da sempre è la gente che protegge la gente e gli spazi in cui vive. È quindi lavorando sulle persone e sui servizi che si possono loro offrire che si può tornare a non sentire la necessità di chiudere gli spazi pubblici dietro a delle recinzioni. Erigere cancellate davanti ai portoni chiusi delle chiese sposterà probabilmente il problema solo di qualche metro e rischierà di fare del sagrato un cassonetto a cielo aperto. Le piazze sono per loro natura luoghi di incontro e ritrovo, e se non vengono gestite in maniera attenta a livello istituzionale attraverso una pianificazione ragionata delle attività commerciali e sociali rischiano quindi di diventare anche i luoghi in cui possono farsi maggiormente sentire gli effetti negativi della movida, senza dimenticare poi che quasi ogni piazza fiorentina è, tipologicamente, connotata come una piazza religiosa che fa capo a una chiesa, la quale richiede rispetto. Se si offrisse la possibilità a botteghe artigiane, gallerie e spazi culturali di essere i protagonisti della vita delle piazze, rimanendo aperti anche la sera, potrebbe cambiare il target delle persone che le frequentano, insieme alle abitudini che vigono in quelle stesse piazze. Cittadini e turisti che non hanno rispetto per una chiesa chiusa forse possono manifestarlo per una chiesa aperta e per le persone che la frequentano. Laddove queste non bastino a trasmettere il rispetto per i luoghi di preghiera e i residenti non possano godere degli spazi pubblici, bisogna allora che il Comune forzi la mano, allontanando dai sagrati un certo tipo di attività attraverso una pianificazione che tenga conto anche di questi aspetti. Per risolvere il problema del degrado cittadino bisogna agire a livello istituzionale: la politica deve predisporre le condizioni affinché i cittadini ricomincino a presidiare il quartiere e deve pianificare la città nell’interesse pubblico generale che non coincide sempre con quello economico. Anche i commercianti devono essere responsabilizzati dalla politica e incoraggiati a contrastare tutti i possibili effetti negativi. Se poi si vuol alzare una protezione fisica in attesa di una pianificazione ragionata delle attività, bisogna che questa sia fatta ad opera d’arte, progettata e realizzata da quelle maestranze, tra cui artisti e artigiani, che hanno reso unica questa città. Deve essere un elemento decorativo che si armonizzi con lo spazio in cui si va a inserire, non dare la sensazione di un elemento scelto da catalogo per l’urgenza di erigerla. La qualità del design degli arredi urbani è elemento fondamentale per la percezione e la fruizione degli spazi, perché permea e veste la città ancor prima di poterla apprezzare nei suoi musei. Tanto più in una città come Firenze, che richiama l’idea di bellezza anche solo passeggiando tra le sue strade e senza conoscerne la storia.

 

Il Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Firenze