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Articolo / Rassegna Stampa

10 – 16 dicembre 2019

Sblocco dell’edilizia

“Si sblocca l’edilizia in centro. Dopo 6 mesi di pratiche congelate, progetti nel cassetto e anche lavori fermi che secondo qualche stima delle categorie hanno prodotto danni per 50 milioni e centinaia di posti di lavoro persi arriva il verdetto del Tar della Toscana. Il ricorso dell’associazione Italia Nostra sulla variante al regolamento urbanistico di Firenze è stato respinto. Riconosciuta la legittimità degli interventi consentiti dal Comune nell’area Unesco, che prevedono anche il cambio di destinazione d’uso”: è quanto annuncia il 13 dicembre La Repubblica, una notizia riportata anche da tutti gli altri giornali, dove trovano spazio i tanti commenti e le reazioni di Comune, ordini professionali, categorie economiche e sindacati. “‘Una riflessione amara riguarda il danno che hanno subito tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda’, annotano dall’Ordine degli architetti”, scrive La Repubblica. “L’ordine degli Architetti – riporta il Corriere Fiorentino – guarda avanti: ‘Adesso, con maggiore serenità, possiamo spendere le nostre energie in modo più costruttivo stimolando la redazione del prossimo Piano Operativo e facendo sistema con le principali forze intellettuali e produttive della città'”. Anche La Nazione riprende le parole dell’Ordine degli Architetti. Mentre in un editoriale sul Corriere Fiorentino, Marzio Fatucchi sottolinea che “c’è una frase, degli Architetti, che non va dimenticata: ‘Nonostante i tentativi di mediazione, si è dovuto attendere la sentenza del Tar per superare questo blocco’. È la cifra di questi tempi: c’è una trasformazione importante, in questo caso quella del tessuto sociale ed economico del centro, che invece di diventare oggetto di confronto, diventa elemento di scontro giudiziario”. Quanto a Italia Nostra, “non è escluso però che l’associazione vada avanti coi ricorsi”, spiega La Repubblica.

 

Terremoto

Il 10 dicembre tutti i giornali scrivono della scossa di magnitudo 4.5 registrata lunedì mattina alle 4,37 con epicentro nel comune di Scarperia e San Piero, a una profondità di 9 chilometri. “Il terremoto è stato avvertito anche a Firenze città, a Pistoia e a Prato. Ma nel Mugello ha fatto più paura e anche danni”, racconta La Repubblica, ricordando che proprio quest’anno ricorre il centenario dal terremoto del 1919, 6.4 di magnitudo. “Dell’istituzione di un ‘fascicolo del fabbricato’ si parla da tempo, come dell’obbligatorietà di un’assicurazione antisismica. Mentre però l’assicurazione non eliminerebbe i pericoli, e potrebbe prestarsi, una volta divenuta coattiva, ai rischi speculativi della Rca auto, un grande progetto per la messa in sicurezza degli edifici esistenti, a partire da scuole e ospedali, potrebbe favorire la nascita di nuovi posti di lavoro rimettendo in moto l’economia. L’Italia avrebbe tutto da guadagnare da un nuovo piano Ina-Casa, stavolta non per costruire nuove abitazioni, ma per rendere meno insicuro vivere in quelle esistenti”, scrive Enrico Nistri in un editoriale sul Corriere Fiorentino.
A Firenze “pericolo scampato, la Cupola del Brunelleschi, la Cattedrale, il Campanile di Giotto e il Battistero non hanno subito danni per lo sciame sismico e le scosse più forti del terremoto che ha avuto il suo epicentro nel Mugello. E nessun danno risulta anche alle Gallerie degli Uffizi, Palazzo Pitti, il Giardino di Boboli e l’Accademia che custodisce il David di Michelangelo. Ieri sono immediatamente scattati tutti i controlli per verificare lo stato di salute dei principali monumenti cittadini”, spiega La Nazione, che riporta anche che “secondo l’ordine degli architetti, 9 edifici su 10 non sono adeguati alle regole antisismiche. Almeno 131 mila immobili nella provincia di Firenze sono stati eretti in zona sismica. Dal 2016 il governo ha lanciato il ‘sisma bonus’ con importanti sgravi fiscali per chi adegua gli edifici”.
“Il giorno dopo il terremoto del Mugello, l’emergenza e gli sfollati, il presidente della Regione rilancia. E chiede un piano dello Stato per mettere in sicurezza gli edifici e l’Appennino”, scrive l’11 dicembre il Corriere Fiorentino, spiegando che “la richiesta all’esecutivo di intervenire arriva anche per la carenza di risorse e si allarga non solo alle strutture pubbliche, municipi, sedi Asl, scuole, per cui ci sono finanziamenti Ue, regionali e dello Stato, ma anche all’edilizia privata per la quale esiste solo il sisma-bonus, pochissimo utilizzato sia per la ‘rigidità’ delle procedure e della burocrazia, sia perché per adeguare sismicamente un edificio, peggio ancora un condominio, servono soldi ed interventi importanti e lunghi mesi con gli inevitabili disagi”.

 

Stadio Franchi

“E’ arrivata la parola fine. Il restyling del Franchi con il progetto firmato Casamonti, che la Fiorentina aveva presentato insieme al Comune, informalmente, alla Soprintendenza, ‘non si può fare’. Dopo un lungo e certosino lavoro di ricognizione sui singoli manufatti dello stadio di Campo di Marte, la soprintendenza all’Archeologia, alle Belle arti e al Paesaggio ha concluso la relazione che dà il via all’istruttoria di proposta di vincolo del monumento”: ad annunciarlo il 13 dicembre è La Nazione. “Dalla Soprintendenza, insieme alla relazione, arriva però un messaggio importante: che ‘il Franchi non è intangibile’. Anzi, più che ‘auspicabile’, ritiene ‘doveroso aprire un dibattito sulle modalità di progetto per tenere insieme il valore culturale dell’opera e l’esigenza di trasformarla’ per renderla fruibile e più comoda per il pubblico e, allo stesso tempo, risanarla nelle vaste parti deteriorate e proteggerla dall’usura del tempo”, continua il giornale.
Il 14 dicembre sempre La Nazione pubblica un’intervista in cui l’assessore all’Urbanistica Cecilia Del Re spiega cosa vede nel futuro del Franchi: “Un’operazione che deve essere coraggiosa. Che saldi l’architettura contemporanea su quella moderna con un mix di funzioni che facciano vivere quel luogo tutti i giorni. Un progetto innovativo, che lasci un segno importante. Il nostro orizzonte qui è poi anche un po’ ampio: la nuova vita del Franchi sarà il momento per ripensare anche a tutta la zona di Campo di Marte”, è una delle sue risposte. E in un editoriale pubblicato lo stesso giorno, Stefano Cecchi annuncia che “questo giornale vuole aprire un dibattito semplice: cosa ne fareste voi del Franchi?”.
Il 15 dicembre, poi, il Corriere Fiorentino pubblica un articolo dal titolo “Franchi, crepe e muffa sulle curve (che non si possono abbattere). “Palazzo Vecchio però, che si occupa della manutenzione del Franchi in compartecipazione con il club viola, frena gli allarmi”, scrive il giornale.

 

Tramvia

“Ancora critiche per la linea 3.2 della tramvia, quella che dovrà collegare piazza Libertà con Bagno a Ripoli”: lo riporta il 10 dicembre La Repubblica, spiegando che “ora è un gruppo di associazioni a porre il dito sulle criticità del progetto”. “Con un unico grande obiettivo: un’altra tramvia e un altro trasporto pubblico sono possibili – continua il giornale – Problemi ambientali, costi eccessivi e traffico sono solo alcune delle critiche principali sulla linea 3.2”.
Il 14 dicembre sempre La Repubblica pubblica poi un articolo dal titolo “La tramvia diventa wireless per togliere i pali alla stazione”: “Tramvia, operazione ‘wireless’. Dopo due anni di polemiche furiose sui pali di piazza stazione, sui tavoli di Palazzo Vecchio arriva il progetto promesso a gran voce dal sindaco Dario Nardella a maggio scorso, in piena campagna elettorale, quando si spinse a dire che avrebbe tolto i pali da piazza Stazione”, inizia l’articolo. “Il nostro obiettivo è quello di ridurre progressivamente la presenza di pali alla stazione, fino a toglierli tutti con queste nuove tipologie di tram”, sono alcune parole di Nardella riportate il giorno successivo, 15 dicembre, dal giornale.

 

Dehors

“Giubbe Rosse, addio dehors. Da ormai tre mesi in mano a una nuova proprietà lo storico caffè di piazza della Repubblica annuncia ieri una svolta destinata a lasciare traccia: quando riaprirà dopo i lavori di ristrutturazione, niente pedana coperta all’esterno, resteranno solo tavolini e sedie. Lo smontaggio della vecchia struttura è già iniziato. La notizia, già comunicata al soprintendente Andrea Pessina nelle scorse settimane, ieri è stata comunicata su Twitter dal sindaco Dario Nardella”: è quanto scrive La Repubblica il 10 dicembre.

 

Ponte del Giglio

“Circa 500 persone hanno manifestato ieri pomeriggio dalle 16 per chiedere la realizzazione di un nuovo ponte tra Signa e Lastra a Signa”: lo annuncia il 14 dicembre La Repubblica, che ricorda anche che “nel 2017 era già stato avanzato un primo disegno di costruzione (revisionato quest’anno) e denominato ‘Ponte del Giglio’: un’opera architettonica da circa 35 milioni di euro, con un grande pilone centrale a forma di giglio stilizzato e sorretto da una serie di cavi”.

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