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Articolo / Rassegna Stampa

24 – 30 novembre 2020

Stadio

“L’ingegner Marco Nervi, nipote del celebre Pierluigi Nervi, insieme alla Fondazione che porta il nome di colui che ha ideato l’impianto al Campo di Marte, nei giorni scorsi ha scritto una lettera ufficiale a Dario Nardella e alla Fiorentina, per proporre una collaborazione e suggerire un percorso di recupero che soddisfi tutti. L’obiettivo è rendere il Franchi un impianto moderno, senza distruggere un monumento che è su tutti i manuali di storia dell’architettura. Per ottenere questo, senza arrivare allo scontro delle carte bollate, la Fondazione Nervi propone un tavolo tecnico sul modello di quanto fatto nella capitale con lo stadio Flaminio”: è quanto scrive il 24 novembre La Nazione. “La petizione lanciata per difendere lo stadio fiorentino, in poco tempo ha fatto il giro del mondo, raccogliendo le adesioni di architetti, storici dell’arte, intellettuali, riviste di design, musei. Così, adesso, sono migliaia i firmatari mobilitati per salvare il monumento costruito nel 1931”, continua il giornale, che spiega anche che “nel frattempo il soprintendente Andrea Pessina, dopo le tante polemiche sullo stadio, sta preparando la relazione per il ministero, che servirà per decidere cosa abbattere e cosa salvare”.
“Novanta giorni per rispondere alla lettera che la Fiorentina ha trasmesso una settimana fa. E considerando che il tono di Commisso degli ultimi giorni è piaciuto davvero poco a Franceschini, è verosimile che il Ministero dei Beni culturali si possa prendere tutti e tre i mesi previsti dalla legge, o quasi, per rispondere”, riporta il 26 novembre La Repubblica, che continua: “Non è detto che il patron viola gradisca la risposta che riceverà, ma anche se la ritenesse soddisfacente è comunque un percorso a ostacoli quello che attende le sue mire e il destino della ristrutturazione del Franchi: l’atto con cui il Mibact si pronuncerà sulla richiesta di Acf Fiorentina sull’interpretazione della legge stadi approvata a settembre sarà da considerarsi atto formale, non mero carteggio. Per questo quel che tutti si aspettano – da Palazzo Chigi a Palazzo Vecchio – è che quell’atto qualora faccia delle aperture rispetto alle idee di Commisso di demolire in buona parte l’impianto – venga impugnato di fronte al Tar dai ‘nemici’ del rifacimento del Franchi. Il comitato Salviamo il Franchi pare sia già pronto a valutare l’opzione e lo stesso potrebbe fare il Fai”. “Se l’atto del Mibact, anche se soddisfacesse Commisso, fosse impugnato al Tar, tutto tornerebbe in discussione. E la legge approvata a settembre potrebbe non essere sufficiente: i critici da mesi ne sostengono l’incostituzionalità e potrebbero porre la questione nel ricorso, spingendo il Tar ad interpellare pure la Corte Costituzionale per un pronunciamento che avrebbe tempi lunghi ed esito incerto”, scrive ancora La Repubblica. Che lo stesso giorno pubblica anche un intervento di Bernardo Gianni, abate di San Miniato al Monte, dal titolo “Vi spiego perché secondo me non va toccata l’opera di Nervi”.
“‘Lo stadio Artemio Franchi non si può demolire o manomettere’ nelle sue parti storiche. Così in sintesi Italia nostra in una lettera inviata al ministro dei Beni e delle attività culturali e turismo, Dario Franceschini, e alla direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio del Mibact”, riporta poi il 27 novembre La Nazione.
“A due settimane dalla lettera della Fiorentina, un parere di peso plana sui tavoli di Dario Nardella e Dario Franceschini, quello dell’Icomos, l’International Council on Monuments and Sites, ente consultivo dell’Unesco. Due lettere, una per il sindaco di Firenze e una per il Mibact, firmate dal presidente mondiale Icomos Toshiyuki Kono e da quello italiano Maurizio Di Stefano, sono partite venerdì e contengono una bocciatura piuttosto netta della possibilità di demolire anche in parte il capolavoro di Nervi, sui cui è atteso un parere del ministero. I vertici di Icomos rendono noto di aver emanato un ‘alert heritage’, un ‘allarme sul patrimonio’, proprio relativo allo stadio Franchi (condiviso da Ordine degli architetti, Italia Nostra, Docomomo e Fai)”: è quanto scrive il 30 novembre La Repubblica.

Sempre sul tema dello stadio, si segnala l’articolo pubblicato il 26 novembre da Business Insider, con l’intervista al Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Firenze Pier Matteo Fagnoni.

 

Sondaggio “Firenze prossima”

“La grande soddisfazione per la qualità della vita degli abitanti del Quartiere 2, ma subito a seguire anche di quelli del 3 e 4. È quanto emerge dalla seconda puntata del sondaggio ‘Firenze prossima’ a cui hanno risposto circa 7.500 fiorentini, lanciando idee e proposte, ma anche segnalando gli aspetti che meno funzionano in città. Tutta una serie di input che verranno poi presi in considerazione in vista dell’adozione del nuovo Piano operativo”: lo racconta il 24 novembre La Repubblica. “Il quadro che deriva dal secondo report – spiega l’assessora all’Urbanistica Cecilia Del Re – è di apprezzamento dei servizi, ma anche di esigenze di cui tenere conto per costruire una città con servizi raggiungibili a piedi in 15 minuti dalle proprie abitazioni. Da nuovi luoghi di aggregazione e di incontro a maggiori servizi pubblici, parcheggi, piste ciclabili e nuovi spazi verdi: tutti elementi che saranno utili per l’impostazione dei nuovi strumenti urbanistici per una città a misura di tutti”, riporta il giornale.
Sempre La Repubblica pubblica il 30 novembre un altro articolo sulla campagna di ascolto on line “Firenze prossima”, dal titolo “Aree pedonali e cultura la città che vogliono giovani e donne”.

 

Ex Teatro Comunale

“Per adesso le ruspe rosse e verdi, tra via Solferino, via Magenta e Corso Italia, hanno buttato giù soltanto alcune parti esterne. Ma i lavori iniziati lunedì scorso sono destinati a demolire quasi totalmente l’ex Teatro Comunale, per decenni la ‘casa’ del Maggio musicale. Sarà la più grande operazione del genere nel centro storico, la prima ed unica a demolire e ricostruire per ‘sostituzione edilizia’: dei 15 mila metri quadrati totali solo 3.500 verranno restaurati perché vincolati”: a riportarlo il 25 novembre è il Corriere Fiorentino, che spiega che “nasceranno 160 appartamenti, negozi, una palestra e un parcheggio interrato”. “Oltre a confermare la destinazione a prevalenza residenziale del complesso, il piano prevede uno spazio aperto interno all’isolato e la realizzazione delle opere di riqualificazione del contesto, come il rifacimento del parterre centrale di via Solferino. Il progetto di recupero prevede pure la demolizione della sala teatrale, compreso il ridotto e le numerose aggiunte realizzate nel tempo che avevano completamente intasato l’isolato. La facciata principale resterà invece vincolata”, scrive ancora il giornale.

 

Fortezza da Basso

“Le fiere sono ferme, ma i lavori vanno avanti. Tra i cantieri avviati all’interno della Fortezza da Basso, c’è il restauro del bastione Bellavista”: lo racconta il 28 novembre La Nazione, spiegando che “si tratta del primo lotto dei lavori di recupero delle mura cinquecentesche e del primo step dell’intera opera di ristrutturazione della Fortezza, che prevede non solo il recupero dei bastioni e delle mura storiche, ma anche l’ammodernamento di alcuni padiglioni come il Cavaniglia, lo Spadolini e il Machiavelli e la realizzazione della nuova struttura Bellavista”.

 

Viale Lavagnini e zona piazza Libertà

Il 25 novembre La Nazione pubblica un articolo dal titolo “Viale Lavagnini, sei mesi di cantieri. Sostituzione di tubature Publiacqua e poi via ai lavori per la tramvia”. “Sei mesi di lavori, per sostituire una delle più importanti arterie dell’acquedotto cittadino”, scrive il giornale. “Il mega cantiere di Publiacqua inizierà a gennaio, ma già dalle prossime settimane partiranno i saggi richiesti dalla soprintendenza archeologica. Si sa infatti che in quella zona passava l’antica cinta muraria buttata giù all’epoca del Poggi. E nel caso del ritrovamento di reperti, serviranno documentazioni e studi”, spiega ancora La Nazione.
“Tra una settimana esatta (lunedì 7 dicembre) partirà il primo step per la grande rivoluzione del traffico nell’area attorno a piazza Libertà per la linea tranviaria Fortezza-Libertà-San Marco. E che, già da subito, porterà cambiamenti e disagi ai residenti e a tutti coloro che parcheggiavano la propria auto o il motorino su viale Milton”, scrive il 29 novembre il Corriere Fiorentino.

 

Residenti e centro

“Diecimila residenti in meno negli ultimi due anni. Cinquemila in meno solo da gennaio. Stiamo pericolosamente sfiorando il record negativo dal Dopoguerra toccato nel 2007, dicono gli ultimi dati della statistica del Comune. E stavolta non c’entra solo il calo della natalità, ormai strutturale. Picchia duro la pandemia, non tanto per la mortalità quanto per la ‘gelata’ dei collegamenti internazionali: per la prima volta dopo tempo il saldo migratorio, cioè la differenza tra il numero di immigrati ed emigrati in città, è pesantemente negativo, addirittura -2.820 a ottobre rispetto a gennaio 2020. L’emorragia sembra diffusa in tutta la città anche se è il centro storico a pagare il prezzo più alto”: è quanto riporta il 25 novembre La Repubblica. “È come se la città avesse ripreso a restringersi. Per decenni era stato così: dagli anni ’70 in poi Firenze ha perso decine di migliaia di abitanti a vantaggio della cintura metropolitana, soprattutto i Comuni della Piana che si espandevano in maniera vorticosa, talvolta disordinata, fenomeno chiamato ‘sprawl urbano’. Dalla fine degli anni ’90 quella tendenza si è interrotta frenando ed è iniziato un periodo di stasi ma comunque col segno meno. Nel 2007 Firenze ha toccato il fondo con 364.710 abitanti. Progressivamente da allora, grazie agli stranieri, è cominciata una lenta ma costante risalita, che ha portato i residenti a quota 376.529 a fine 2018. Da allora, stop. Di nuovo marcia indietro. Con una fuga di residenti più marcata nel centro storico, vittima di un modello di sviluppo che allontana le famiglie”, scrive il giornale.

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