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Articolo / Rassegna Stampa

8 – 14 dicembre 2020

Stadio

“Non abbattete il Franchi, ma come è successo per altri ‘impianti storici’ si punti alla ‘rivitalizzazione’, ‘elaborando strutture moderne pur preservando l’opera originale e migliorando l’esperienza degli spettatori’. Dopo giorni di scontro, i sostenitori dell’appello della Nervi Foundation per non distruggere l’opera del maestro Pier Luigi lanciano un (timido) messaggio di apertura. La lettera è firmata da archistar”, scrive il 9 dicembre il Corriere Fiorentino, riportando i nomi di coloro che l’hanno firmata. “La missiva arriva in tarda serata. È indirizzata al sindaco Dario Nardella”, racconta il giornale, che continua: “I firmatari sono ‘preoccupati per le informazioni che giungono sul pericolo di parziale distruzione o demolizione’ del Franchi”. “La Fiorentina non commenta, anche perché la lettera non è indirizzata a lei”, scrive ancora il Corriere Fiorentino, spiegando che “il direttore generale dei viola, Joe Barone, aveva in mattinata prima ironizzato, su Italia 1, sullo stato di manutenzione dello stadio a Campo di Marte”, e sull’appello “va ancora più duro: ‘Si potrebbe costituire un fondo e tutti quelli che scrivono e parlano del Franchi, iniziando dalle archistar, potrebbero mettere soldi per il Comune. Vediamo se saranno abbastanza per restaurare lo stadio'”, sono le sue parole riportate dal giornale.
“Il sindaco Dario Nardella non ci mette molto a rispondere all’appello che gli è pervenuto da archistar”, scrive il giorno successivo, 10 dicembre, La Repubblica, che racconta che “ieri mattina il sindaco aveva già messo nero su bianco il suo pensiero, con un invito speciale: ‘Desidero fin da ora invitare tutti i firmatari della lettera a una riunione in videoconferenza per un confronto aperto e, mi auguro, costruttivo. Attendo con impazienza un riscontro positivo a questo invito da parte di tutti loro'”. “Nardella non perde l’occasione per ribadire un concetto che aveva già espresso martedì pomeriggio nel corso di una diretta con Radio Bruno, e cioè che già per i Mondiali di Italia ’90 lo stadio Franchi era stato oggetto di un invasivo intervento di restauro, senza che però ci fossero tutti questi interventi per la sua salvaguardia”, riporta il giornale, spiegando che “intanto Nardella aspetta sempre la famosa risposta che deve arrivare da Franceschini: ‘Come noto, siamo in attesa di una risposta del Ministero dei Beni Culturali per l’interpretazione corretta delle nuove norme e – per rispetto istituzionale – credo sia doveroso attendere quel parere'”. “‘Non risponderemo alla richiesta d’incontro del sindaco, quello che avevamo da dire lo abbiamo espresso chiaramente: lo stadio Franchi è un monumento da conservare’. Posizione chiara quella di Marco Nervi, presidente della Pier Luigi Nervi Project Association e nipote del grande architetto, insieme alla segretaria generale Elisabetta Margiotta Nervi”, riporta lo stesso giorno sempre La Repubblica.
Tra gli interventi sulla questione dello stadio pubblicati sui giornali, il 9 dicembre su La Repubblica c’è quello del rettore dell’Università di Firenze Luigi Dei.
“Il dg della Fiorentina Joe Barone – racconta poi il 12 dicembre il Corriere dello Sport – si è fatto promotore di un incontro con Coni, Lega Calcio e Federcalcio coinvolgendo i dirigenti di Bologna, Milan e Roma per discutere congiuntamente sul tema di infrastrutture e impianti di proprietà”.

Approfondimenti sull’argomento
Controradio, EFFE to EFFE Dal Franchi al Futuro del 12 dicembre
fra gli ospiti Roberto Masini, consigliere dell’Ordine degli Architetti di Firenze (intervento a 1h e 03’ ca.)

 

“Forestazione urbana”

“Alberi sul lungarno della Zecca Vecchia e Cellini. È una delle novità che prevede nel 2021 l’inserimento di alberature lungo piste ciclabili e piazze oggi prive di verde, anche in centro, contribuendo così ad abbattere gli inquinanti e favorendo un maggior utilizzo delle piste in estate grazie all’ombra che si verrà a creare. È quanto disciplinato dal piano di ‘forestazione urbana’ da 500mila euro predisposto dalla direzione Ambiente di Palazzo Vecchio per interventi di rinverdimento di sei aree pubbliche”: a scriverlo è il 9 dicembre La Repubblica. “Portare alberi anche in pieno centro storico – spiega l’assessora all’Urbanistica e Ambiente Cecilia Del Re – fa parte di quella rivoluzione ‘gentile’ che abbiamo iniziato a mettere in atto per rendere la nostra città più verde e sostenibile, e che sarà poi compiutamente realizzata con il primo Piano del verde della Città di Firenze di prossima adozione”, riporta il giornale.
“Entra nel vivo il progetto di riqualificazione di via Cavour e piazza San Marco. In tutto sono state installate 30 fioriere nella via adesso arricchita anche dalle luminarie”, scrive lo stesso giorno La Nazione.

 

Museo della lingua italiana

“C’è lo spazio: l’ex Monastero nuovo, il braccio più a ovest del complesso di Santa Maria Novella, a due passi dalla stazione, messo a disposizione dal Comune. Ci sono i soldi, 4 milioni e mezzo stanziati dal Mibact nell’ambito del piano strategico ‘Grandi progetti culturali’. E anche se non sarà pronto prima di un paio d’anni – i cantieri dureranno, ha spiegato il sindaco Dario Nardella, fra 500 e 600 giorni – i lavori partiranno proprio in quello che sta per iniziare, e cioè nel settimo centenario della morte di Dante. È sempre più una realtà il primo museo della Lingua italiana, il cui progetto è stato presentato ieri dallo stesso Nardella, dal ministro Dario Franceschini e dall’assessore alla cultura di Palazzo Vecchio Tommaso Sacchi”: lo racconta il 12 dicembre La Repubblica. “La nascita del museo è parte di un più ampio piano di riqualificazione delle aree conventuali occupate per un secolo dalla Scuola marescialli e brigadieri dei Carabinieri e tornate dal 2016 nella disponibilità di Palazzo Vecchio: un’area di 22mila metri quadrati in cui sorgeranno anche spazi a uso civico, espositivo e congressuale, social housing e un presidio dell’Arma”, aggiunge il giornale.

 

Teatro Oriuolo

“Teatro Oriuolo, la demolizione è iniziata. Per il momento sono state abbattute pareti e varchi interni ma prima di fine anno cadranno anche il tetto e le pareti esterne”: lo scrive il 14 dicembre La Repubblica, spiegando che “nascerà un grande giardino adatto ad allestimenti e manifestazioni, mentre l’interno, il vecchio palcoscenico, verrà recuperato per ospitare una nuova sala teatrale”. “È anche una svolta urbanistica perché questo è forse il primo, vero intervento di alleggerimento volumetrico nel cuore dell’area Unesco. Una rigenerazione urbana con l’ambizione di liberare una nuova grande piazza verde destinata alla fruizione culturale”, continua il giornale. “Non una semplice riqualificazione – rivendica l’assessora ai Lavori pubblici Titta Meucci dopo il sopralluogo dei giorni scorsi – ma un intervento di rarefazione edilizia che libera spazio dando vita a una nuova area verde nel pieno centro della città con un’operazione a volumi ‘meno di zero'”, riporta La Repubblica.

 

San Lorenzo

“Comprare fondi sfitti dai privati e riaffittarli come Comune a prezzi calmierati ad artigiani, creativi, designer. Si parte da San Lorenzo, tra i rioni più massacrati dalla crisi Covid, ma se l’esperimento funzionasse potrebbe essere ripetuto nel resto del centro. Col doppio obiettivo di incentivare la piccola imprenditoria fiorentina e cambiare il volto di un pezzo di città. L’anno più duro dell’economia spinge Palazzo Vecchio e la Città metropolitana alla sfida finale di una nuova vocazione dell’area Unesco ormai orfana del turismo e ormai piena pure di locali piccoli e medi lasciati vuoti”: è quanto riporta l’8 dicembre La Repubblica, che spiega che “adesso è l’idea più audace dell’ente pubblico come player, come soggetto interventista, a farsi strada. Di una Città metropolitana che acquisti i locali e d’intesa col Comune li riaffidi tramite procedura pubblica a giovani artigiani o spazi di coworking”.

 

Lavori in viale Lavagnini – zona piazza della Libertà

“I lavori, da ieri, sono in viale Lavagnini, ma gli effetti del cantiere della futura tramvia si riverberano anche oltre il Mugnone. Perché con la perdita di un abbondante centinaio di posti macchina sul viale Milton, a causa del suo allargamento (è destinato a sobbarcarsi quasi l’intero flusso di traffico del viale appena interrotto), parcheggiare nella zona, già ‘carica’, è adesso una vera e propria odissea”: lo scrive l’8 dicembre La Nazione, che lo stesso giorno pubblica anche un articolo dal titolo “Tramvia, test batteria slittati causa Covid”.
“Entrano nel vivo i cantieri preliminari alla tramvia e sono in arrivo nuovi problemi per il traffico. Da oggi, infatti, chiude viale Lavagnini da piazza della Libertà in direzione della Fortezza. Motivo, i saggi archeologici in vista della realizzazione della nuova grande tubatura dell’acquedotto in viale Lavagnini, a cui seguirà la posa dei binari della linea 3”, riporta poi il 12 dicembre il Corriere Fiorentino.

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