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Articolo / Rassegna Stampa

4 – 10 gennaio 2022

Intervista Pier Matteo Fagnoni

Su La Nazione del 4 gennaio un dibattito sulle luci sui palazzi e monumenti. Tra i contributi quello del presidente dell’Ordine degli Architetti di Firenze Pier Matteo Fagnoni che dice: “Ci sono festival delle luci che hanno una storia molto antica. Basta pensare ai festival delle luci di Lione che è iniziato nel 1852 per un evento religioso: era stata posta una statua della Madonna su un colle e gli abitanti misero delle candele sui davanzali delle finestre per tributare a questa statua un riconoscimento. Sono 170 anni che Lione è la capitale europea del festival dell’illuminazione”. Secondo Fagnoni a Firenze “si potrebbe fare qualcosa per dare luce temporanea a quella parte di città che viene visitata dai turisti. Oppure offrire ai fiorentini la possibilità di vedere la città valorizzando qualcosa su cui non poniamo la giusta attenzione. Il tema va progettato. Ma anche edifici storici e conosciuti come Ponte Vecchio possono essere rivisti in chiave moderna attraverso proiezioni fatte da artisti, da chi cerca di comunicare qualcosa. Così come è interessante che anche facciate che non hanno propria forza espressiva possano essere rilanciate attraverso una progettazione illuminotecnica in cui la luce valorizza qualcosa che non è così noto e conosciuto”.
Nel dibattito legato alle luminarie, Padre Bernardo Gianni, su La Nazione (8 gennaio) ha dichiarato che, a proposito di San Miniato, “la basilica non è il paese dei balocchi”.

 

Torre Regione Toscana

La Repubblica del 4 gennaio scrive: “Regione, operazione terza ‘torre’. Con trasloco in vista per la Sanità di via Alderotti. E annessa ristrutturazione dei due palazzotti esistenti, che risalgono negli anni ’60. Nel bel mezzo della pandemia Eugenio Giani rispolvera uno dei pallini della campagna elettorale, la riqualificazione del polo direzionale della Regione con l’ammodernamento dei due palazzoni esistenti e la costruzione di un nuovo edificio per gli uffici in via di Novoli. E per la prima volta il governatore fissa anche dettagli, tempi e modalità. Per il nuovo palazzo l’idea è fare sette piani di cui due interrati, un edificio a impatto zero, capacità di ospitare 350 dipendenti e fino a 1.500 presenze, con un auditorium e una nuova avveniristica sala per il telecontrollo da cui monitorare emergenze e gestire piani d’azione complessi, teorizza Giani rivendicando lo sforzo per lasciare un ‘graffio’ architettonico in grado di far guardare i toscani oltre la cortina dell’allarme sanitario”.

 

Ztl estiva Firenze

Sul Corriere Fiorentino del 4 gennaio si legge: “Dal primo giovedì di aprile tornerà la Ztl estiva, con i varchi chiusi dal giovedì al sabato (dalle 24 alle 3 del giorno dopo). Lo ha anticipato l’assessore Stefano Giorgetti alla delegazione del coordinamento dei comitati del centro storico durante l’incontro che si è svolto il penultimo giorno del 2021 per discutere dei problemi che riguardano i residenti e di possibili soluzioni. I comitati hanno comunque espresso il loro parere negativo sull’orario di chiusura dei varchi. ‘O la Ztl estiva comincia quando termina quella diurna o non serve a nulla perché alle 23 l’invasione dei non residenti, con i loro mezzi privati, è già completata’, afferma il portavoce Paolo Ermini. Dunque, della Ztl no stop – ovvero sette giorni su sette, 24 ore su 24, come chiedeva il coordinamento – per ora non se ne parla ma l’impegno, da parte dell’assessore, è quello di portare la proposta in giunta per esaminarne gli effetti e per iniziare a costruire le condizioni per realizzarla. Anche attraverso il potenziamento del trasporto pubblico locale sul quale l’amministrazione ha già un progetto già pronto su cui investirà 2 milioni di euro e che tra le altre cose prevede, dopo la riattivazione del C1 e del C2, una nuova linea che collegherà Porta Romana a piazza Bambini e Bambine di Beslan”.

 

Piano tavolini

Scrive il Corriere Fiorentino il 5 gennaio: “I primi a riporli in magazzino sono stati i gestori dei locali di Santo Spirito. Nonostante la proroga concessa dal Comune fino al 9 gennaio, bar, ristoranti e pizzerie da ieri l’altro hanno fatto sparire le decine di tavolini esterni di cui hanno potuto beneficiare (gratuitamente) per tutto il 2021 per far fronte ai danni economici causati dall’emergenza sanitaria. (…) Da inizio settimana l’immagine della piazza che si ha dal sagrato è completamente diversa rispetto a quella di appena cinque giorni fa. (…) Anche in via Sant’Antonino, via Faenza, in via de’ Neri, Borgo San Frediano e Borgo Albizi, davanti alla stragrande maggioranza delle attività, non ci sono più tavolini, sedie e fioriere. E quelle poche che hanno lasciato gli arredi sono chiuse per Covid. O vogliono sfruttare la proroga fino all’ultimo giorno. E’ il caso delle attività di via Pietrapiana, ma anche di piazza Duomo e piazza San Giovanni, piazza San Firenze, della Repubblica e Por Santa Maria”.

 

Basilica Santissima Annunziata

Si legge su Repubblica del 7 gennaio: “Obiettivo numero uno, proteggere la basilica dalle insidie del traffico. La giunta comunale ha approvato un progetto per tutelare la chiesa di Santissima Annunziata, e la stessa piazza, dalle vibrazioni provocate ogni giorno dal continuo via vai di macchine e soprattutto di autobus. In tutto sono stati stanziati cinquecentomila euro, che serviranno per rifare la soletta in cemento armato sotto la pavimentazione (sistema usato proprio per ridurre le vibrazioni) e per risistemare la carreggiata e il marciapiede davanti al loggiato della basilica. Previsto anche il ripristino dell’asfalto in via della Colonna. (…) Nel dettaglio, fanno sapere da Palazzo Vecchio, oltre al sistema anti vibrazioni le operazioni riguarderanno il marciapiede (sempre in pietra) di fronte alla basilica e la rete di smaltimento delle acque. In via della Colonna i lavori si concentreranno nel tratto compreso tra la chiesa e via della Pergola: previsto il rifacimento del sottofondo e di porzioni dei marciapiedi in lastrichino”.

 

Ex Campolmi Firenze

Si legge su Repubblica del 9 gennaio: “Rebus ex Campolmi. Alla vigilia del rush finale della discussione del prossimo Regolamento urbanistico (ora si chiama Piano operativo) il destino di uno degli scatoloni abbandonati più iconici della città riaffiora e si impone sui tavoli di Palazzo Vecchio: che futuro dare ai 13.500 metri quadrati della vecchia fabbrica dell’Isolotto che si vede andando in FiPiLi? Fondata dall’imprenditore Galileo nel 1902 come stabilimento di concimi, dismessa a partire dal 1984 dopo il terribile incendio che fece crollare il tetto, questa ‘San Galgano’ di mattoni rossi, formidabile scheletro di archeologia industriale tutelata anche dalla Soprintendenza, da qualche decennio interroga i pianificatori urbanistici del Comune: i privati proprietari vogliono farci negozi e case, il quartiere chiede giardini e spazi culturali. L’ipotesi di un esproprio è affiorata sui tavoli del Comune senza però convincere fino in fondo ancora. Il sindaco Nardella ha deciso di andarci nei prossimi giorni. La sfida del recupero urbanistico di periferia più simbolico è adesso pienamente lanciata”.

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